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Titolo: Un anno, il suo secolo. E oltre

Sottotitolo: Una rilettura della storia per date e periodi, dal 1945: anno in cui tutto finisce e tutto inizia

Autore/i: Renzo Fiammetti

Parole chiave: Resistenza, Seconda guerra mondiale, Dopoguerra, Calendario civile

Come citare questo articolo: Renzo Fiammetti, Un anno, il suo secolo. E oltre. Una rilettura della storia per date e periodi, dal 1945: anno in cui tutto finisce e tutto inizia. in “I Luoghi della storia nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola”, A. 2 – N. 1/2025

Un anno, il suo secolo. E oltre

Una rilettura della storia per date e periodi, dal 1945: anno in cui tutto finisce e tutto inizia

 
Storia di un anno

C’è una immagine del 1945 che mi appare emblematica. Una raffigurazione di un anno cardine, di svolta, di un mondo che finisce e di uno nuovo che si affaccia all’orizzonte della Storia. Il pomeriggio del 25 aprile 1945 sull’Ovest Ticino scende una pioggia sottile, le strade sono deserte, tutto tace, solo una camionetta con a bordo alcuni partigiani pattuglia le strade di Galliate. Tutto è compiuto, tutto si sta compiendo.

L’anno era cominciato con la conferenza di Yalta, la spartizione del mondo dopo la vittoria che si annunciava dopo cinque anni di guerra e si chiude nelle aule del processo di Norimberga. Ma si vive anche di cultura, in tempo di guerra. Orwell pubblica La fattoria degli animali, apologo libertario contro lo stalinismo, Dino Buzzati scrive la fiaba La famosa invasione degli orsi in Sicilia e Elio Vittorini restituisce una prima narrazione della Resistenza a Miano con il suo Uomini e no. Thomas Mann indaga lo spirito tedesco nel famoso saggio La Germania e i tedeschi, in cui il problema della Germania, del carattere e del destino del popolo tedesco è «un’impresa temeraria e non soltanto perché l’argomento è tanto complesso, molteplice, inesauribile, bensì anche a causa della passione che oggi lo circonda»[7]. E ancora, Mann nota nei tedeschi, «l’unione del cosmopolitismo col provincialismo, della paura del mondo col bisogno di essere nel mondo». Per Mann, il massimo poema tedesco, il Faust di Goethe, ha per protagonista «l’uomo al confine tra Medioevo e Umanesimo, l’uomo che si arrende al demonio e alla magia per temeraria sete di conoscenza. Dove l’orgoglio dell’intelletto si accoppia all’arcaismo dell’anima e alla costrizione, là interviene il demonio». E’ questi il diavolo, una figura che Mann considera “tedeschissima”. Ma è anche l’anno di Pippi Calzelunghe, personaggio immaginario protagonista del romanzo della scrittrice svedese Astrid Lindgren e della Storia della filosofia occidentale di Bertrand Russel.  In America si canta Let’it snow oppure Love letters, mentre in Italia l’anno è accompagnato dalla melodia di Munastero ‘e Stanta Chiara. Al cinema arriva Roma città aperta, capolavoro di Roberto Rossellini; mentre la cronaca nera italiana è dominata dalla feroce strage di Villarbasse, di novembre, ultimo reato in Italia punito con la pena di morte.

In un anno di guerra, si registrano tragedie e carestie di proporzioni immani. L’occupazione giapponese del Vietnam genera una drammatica carestia che fa migliaia di vittime, con una stima dei morti fra i quattrocentomila e i due milioni; due le tragedie in mare, l’affondamento della nave Goya, ad opera di un sommergibile russo, con quasi cinquemila morti; un altro sommergibile sovietico silura la motonave Wilhelm Gustloff, con diecimila morti accertati.

Nel 1945 nasce anche il mito del Triangolo delle Bermude: in dicembre, mentre sono in volo sulla zona, cinque velivoli Grumman Wildcat dell’US Navy spariscono dai radar, come sparisce uno degli aerei mandati in loro soccorso.

 

L’anno in cui tutto finisce e tutto inizia

Complice le ricorrenze decennali, il 1945 viene oggi ricordato per quello che fu: l’anno che vide la fine della Seconda guerra mondiale e il disegnarsi di un mondo nuovo.

Un anno che vede la fine della – definiamola così – seconda Guerra europea dei Trent’anni.  Una guerra iniziata nel 1914 e conclusasi nel 1945; un unico conflitto che dipana i propri motivi scatenanti lungo tre decenni. E se il Novecento inizia nel 1914, nel 1945 quel mondo si chiude con il lampo dell’atomica sul Giappone che apre la guerra fredda o della pace calda, inaugurando il secolo breve americano.

Una frattura attraversa quindi per decenni il mondo, il contrasto europeo e planetario fra il bene e il male; il confronto scontro fra democrazia e comunismo.

Una guerra che tanto fredda e inerte non fu: crisi di Berlino, i carri sovietici in Ungheria e Cecoslovacchia,i moti di Danzica e il golpe di Jaruzelski. Tutti segnali di una guerra a bassa intensità nel cuore dell’Europa, continente limes di un fronteggiarsi ideologico delle dottrine del Novecento.

Più calda la frontiera internazionale: Corea, Cuba, il Vietnam, l’Afghanistan

Europa ma non solo: il carattere di guerra mondo[1] che la seconda guerra europea dei trent’anni aveva assunto aveva determinato il processo di risveglio storico e civile dell’Africa, che conosce l’avvio di un processo di decolonizzazione, spesso più formale che sostanziale, è che ha nel 1960 la propria data cardine.[2]

L’Oriente è lontano, la Cina appare all’orizzonte e inizia la propria lunga marcia di avvicinamento al palcoscenico della storia del mondo, palcoscenico da cui in realtà non si era mai allontanata ma che agli spettatori occidentali così pareva.

E non va dimenticato lo spazio: prima la corsa allo spazio (con Tereshkova  e Gagarin i russi dimostrano di potervi competere) e alla conquista della luna (con le missioni Apollo, un balzo tecnologico e ideologico dell’occidente americano che pone definitivamente la vittoria in questo ambito), poi la sfida delle guerre stellari, nome evocativo con cui si chiamò  lo Strategic Defense Initiative, l’iniziativa di difesa strategica, cioè lo scudo stellare, che contribuì al crollo dell’URSS, ormai comunque pronta a collassare sulle proprie contraddizioni.[3]

Il mondo del 1945 termina nell’estate 1989. È la fine del mondo in cui la narrazione occidentale e nordamericana sembra bastare per tutte le domande che il mondo pone, anche sul piano militare. La disintegrazione dell’impero sovietico, la risoluzione manu militari dell’instabilità a Oriente fra Tigri e Eufrate e del mondo slavo, e oltre si affrontano con il solo pensiero/ azione, quello occidentale. A est avanzano l’Alleanza atlantica e il mondo occidentale che fagocitano spazi nazione. Si apre una età dell’oro di dieci anni, la storia è finita, l’Occidente ha vinto e non ha più limiti. E così finisce anche il secolo e il millennio.

Il 2001 è il nodo che soffoca questa sicumera, la storia non è finita[4] ma bussa alle porte dell’occidente con il volto della guerra del terrore. La risposta è – stavolta – la guerra vera, la nuova, tragica, vera guerra mondo, sino all’estate 2021, in cui un Occidente stanco ancora non si è reso conto di come un mondo senza ideologie non può che essere preda delle fratture culturali e religiose[5] e si ritira dallo scenario mondo, in favore di guerre locali, crisi umanitarie, potentati locali in grado di competere con i vecchi stati nazione.[6]

Dopo la parentesi tragica della pandemia da Covid 19, è il mondo caos ad annunciarsi, con il suo disordine sistemico, non incidentale ma espressione di un mondo frammentato [7]e non più agganciato al secolo americano ma ormai declinato in potenze regionali con aspirazioni imperiali e una Europa in cerca di identità.[8]

È il mondo di oggi, quello di domani; in attesa di una nuova svolta perché, lo ricordava Holderlin, «Nessun comprende Dio da solo… e dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva».[9]

 


Note:

[1] Cfr. A. Aglon, Robert Frank (a cura di), La guerra mondo 1937- 1947, 2 Voll., Einaudi, Torino, 2018. Si veda anche, per analoghe periodizzazioni e definizioni: R. Overy, Sangue e rovine. La grande guerra infernale 1931- 1945, Einaudi, Torino, 2022. E. Traverso, A ferro e fuoco. La guerra civile europea 1914- 1945, Il Mulino, Bologna, 2008. Ricordiamo anche il controverso E. Nolte, La guerra civile europea 1917- 1945. Nazionalismo e Bolscevismo, BUR, Milano, 2018.

[2] Cfr A. Del Boca, L’Africa aspetta il 1960, Bompiani, Milano, 1959.

[3] Il tema dello spazio caratterizza anche l’oggi. Vedi  Assalto all’oceano cosmo, Limes, Rivista italiana di geopolitica, 4, 2025.

[4] Cfr. La storia eravamo noi, Dominio, 8, 2024.

[5] Cfr. S. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano, ed. 2000.

[6] Cfr. Il mondo contro, Dominio, 6, 2023.

[7] Cfr. G. Noci, Disordine. Le nuove coordinate del mondo, Il Sole 24 ore, Milano, 2025.

[8] Cfr. Quanto costa difendere la pace. L’Europa si prepara al riarmo nel declino dell’impero americano, Eco, 5, 2025.

[9] Friedrick. Holderlin, Patmos, (1803).