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Autore/i: Margherita Zucchi
Parole chiave: Seconda guerra mondiale, Resistenza, Alfredo Di Dio, Luoghi della memoria, Ornavasso.
Come citare questo articolo: Margherita Zucchi, Itinerando, viaggi esperienziali nella Resistenza. Onavasso “sulle tracce dei Ribelli per amore” in “I Luoghi della storia nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola”, A. 2 – N. 2/2025
Itinerando, viaggi esperienziali nella Resistenza. Ornavasso “sulle tracce dei Ribelli per amore”
All’uscita dell’autostrada – Ornavasso – in sintonia con il profilo delle montagne, spicca il menhir con la targa che annuncia la Repubblica Partigiana dell’Ossola (10.9.1944/ 23.10.1944): il visitatore è subito catapultato negli anni della Seconda Guerra Mondiale, per seguire il filo della storia di cui si trovano tracce in paese.
Prima di entrare nell’abitato, troviamo a sinistra il cimitero. Vale la pena di entrare: subito a sinistra nel colombario domina un bellissimo bassorilievo con l’immagine di Alfredo Di Dio morente, Perché tu viva o Patria il più bel fiore ho dato. La vita per l’Italia, opera dello scultore Angelo Rossi (Ornavasso 1908/1953); intorno al comandante i loculi dei caduti di Ornavasso durante la Resistenza. Tutti insieme, non nelle tombe di famiglia, uniti, nella lotta per la libertà, sovrastante i legami familiari!
Proseguendo sulla Statale 33 del Sempione, ora Strada Provinciale 166, su una delle prime case una targa di marmo ci ricorda che all’epoca eravamo nel Mandamento di Pallanza a 315 metri sul livello del mare. Di fronte al viandante, sulla prima curva della strada, la bandiera italiana sventola alla sommità di un edificio poi, avvicinandosi, compare la lapide sul muro che annuncia la presenza della VALTOCE sempre viva «nella terra che bevve il suo sangue»! Un modo suggestivo per annunciare il Museo della Resistenza in Via Alfredo Di Dio 129,131. Un piccolo, grande Museo, dove fermarsi non solo a guardare, ma anche a riflettere. Nelle quattro stanze del Museo della Resistenza “Alfredo Di Dio” sono raccolti reperti, fotografie e documenti relativi alla Valtoce e al Raggruppamento Divisioni Patrioti “Alfredo Di Dio” formato da divisioni guidate da militari, non dipendenti dai vari partiti politici.
- La Sala Storica – Valstrona presenta i personaggi storici delle formazioni autonome, iniziando da Filippo Maria Beltrami, caduto nella battaglia di Megolo agli inizi della lotta armata contro i nazifascisti. Vengono inoltre proposte le figure dei tre comandanti della Valtoce: Alfredo Di Dio, Eugenio Cefis e Rino Pachetti. Infine, è presentata la figura di una donna che indossa il costume della Valstrona non solo in omaggio alla figura femminile, sempre presente e attiva nella Resistenza, ma perché in Valstrona ha inizio la Resistenza.
- Per la visita alla Sala Ornavasso sono state individuate alcune immagini di personaggi del posto e di luoghi significativi per la sopravvivenza dei gruppi armati, a cominciare da Ornavasso e dalle sue montagne, culla della divisione Valtoce, paese scelto dai Partigiani azzurri come sede del Museo e dei loro incontri celebrativi dopo la Liberazione Nazionale
- Per la visita alla Sala Mottarone sono stati scelti gli stessi protagonisti della Resistenza nei luoghi dove agivano le Brigate Abrami e Stefanoni, che fu anche a protezione delle radio ricetrasmittenti Salem e Augusta paracadutate tra il marzo e il giugno 1944. Inoltre, al Mottarone, a fine settembre, fu paracadutata la Missione americana Crysler-Mangoosten in seguito trasferita a Milano per evitare i ripetuti rastrellamenti nazifascisti del duro inverno ’44/45.
- La Sala Ossola è una sala doppia e complessa per la narrazione dei fatti che hanno portato alla liberazione di Domodossola e poi alla caduta di tutto il territorio liberato. Quella che è stata chiamata impropriamente Repubblica Partigiana dell’Ossola, ha rappresentato un evento che ha avuto risonanza internazionale: la Giunta Provvisoria di Governo dell’Ossola liberata, in attesa della liberazione di tutta Italia, mentre in Europa ancora imperversava la guerra, era governata da rappresentanti di tutti i partiti che hanno in pochi giorni, poco più di un mese, approvato leggi a regolare la vita civile del territorio liberato; primo e unico esperimento di quello che sarebbe stata la vita democratica dell’Italia. La Giunta Provvisoria di Governo dell’Ossola liberata, la stampa libera, l’impossibile difesa del territorio, la morte di Alfredo Di Dio, l’esodo in Svizzera, la riorganizzazione della Valtoce in raggruppamento, la lotta fino alla liberazione di Stresa, di Busto Arsizio e di Milano sono i temi della visita alla Sala Ossola. Dall’Ossola, dunque, lo sguardo si allarga fino alla Svizzera a nord, all’Alto Milanese, Novara e Milano, a sud.
Dopo la visita al Museo, il viandante è ormai immerso nell’atmosfera di un’epoca in cui si imponeva la necessità di una scelta radicale; per alcuni fu una scelta etica per sottrarsi ad una guerra di espansione a cui gli Italiani non erano preparati né materialmente, né idealmente, accettata solo per quell’indottrinamento di massa di cui era capace Mussolini, fatto di parole altisonanti che la gente seguiva, avendo ormai perso la possibilità e la capacità di opporsi. Tuttavia, qualche oppositore c’era: battuto, imprigionato, espatriato, spedito al confino nel migliore dei casi; nel peggiore, ucciso a suon di manganellate! Ma alla caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, alcuni sono riusciti a buttarsi alle spalle gli anni di persecuzione e i giovani hanno assaporato il gusto della libertà, innescando una reazione irrefrenabile. I partiti politici subito riemergono con un manifesto e all’8 settembre 1943 essi incitavano alla ribellione; molti giovani militari non si lasciarono condizionare dalle incertezze e dal disorientamento dei superiori, ma capirono subito cosa fare.
In questo paese tra le montagne fecero ritorno dal fronte alcuni militari sparsi per ogni dove, spesso i soldati non si arresero ai nazisti che andavano occupando le caserme e chiedevano agli italiani la resa e le armi, ma si diressero in montagna dove era più facile nascondersi e prendere il tempo necessario per organizzarsi. I primi Gruppi di combattimento facevano capo al FNL (Fronte Nazionale di Liberazione- nota 1), erano piccoli gruppi che andarono via via ingrandendosi soprattutto in occasione della chiamata alle armi della Repubblica di Salò. La gente di montagna, prima tiepida nei confronti del fascismo, poi disincantata dal momento che i figli non tornavano vincitori dalle campagne d’Africa e di Russia, ma al contrario tornavano in una bara, fu accogliente con i ribelli e con i fuggitivi, tra i quali c’erano figli, fratelli, fidanzati, amici. E così la Resistenza diventa subito un movimento popolare, accettato e sostenuto dai civili.
Proseguiamo il cammino percorrendo la via Alfredo Di Dio, l’arteria centrale che attraversa il paese. A destra si sfiora il Palazzo Bianchetti, casa signorile dello storico e archeologo Enrico Bianchetti; dopo la strettoia compare il Municipio e nella piazza antistante il bel monumento ai caduti, pregevole opera di Giovan Battista Tedeschi (in Pietre della memoria 117321): vi compaiono sia i caduti della Grande Guerra che i caduti della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. Al piano terreno del Palazzo Municipale va segnalato il Museo Archeologico intitolato ad Enrico Bianchetti, sezione staccata del Museo del Paesaggio di Verbania: i reperti esposti sono stati ritrovati ad Ornavasso in località San Bernardo e In Persona. All’inizio di via San Rocco si trova il Museo Parrocchiale di Arte Sacra, con l’archivio storico.
Ancora qualche passo e il viandante si trova in Piazza della Stazione, con il monumento ad Enrico Bianchetti. Una sosta sul piazzale permette di raccontare alcune storie di Resistenza: la partenza dei coscritti per la visita militare, la sparatoria per la prima Messa di don Sisto Bighiani, l’importanza del posto del telefono pubblico, dove le sorelle Edvige e Giuseppina Brusa Restelletti furono picchiate perché non passavano le informazioni ai fascisti. Di fronte l’edificio che non c’è più, se non sulle vecchie cartoline: l’Albergo Italia con le storie dell’Alpino Adriano Rossini e di altri anziani del paese. Per la cronaca abbiamo festeggiato due centenari: Nino Crosa Lenz e Carla Bolli. Ma se si vogliono trovare altre memorie di pietra bisogna proseguire ancora sulla via principale dove l’edificio scolastico, nato come Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione risale alla fine dell’Ottocento ed è prospiciente la Piazza XXIV Maggio, all’epoca Piazza d’Armi, dove si teneva l’attività del sabato fascista. Una cartolina degli anni Cinquanta riporta ancora la scritta di mussoliniana memoria “CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE”. Anche qui una sosta sul piazzale permette di raccontare alcune storie: il rastrellamento del giugno 1944 con gli uomini del paese messi al muro e minacciati di morte e di deportazione, le torture e l’uccisione di Remo Rabellotti ed altri partigiani; ma anche i balli, proibiti dalla Chiesa, nella sala affrescata con Sibille e Sirene, durante la liberazione dell’Ossola; nella breve via che costeggia la piazza, di fronte all’asilo, all’epoca intitolata Via Arnaldo Mussolini ignoti Ornavassesi avevano scritto sotto la targa stradale Via anche suo fratello, manifestando in modo ingenuo e immediato la loro opposizione al regime! Il cammino prosegue verso il ponte sul torrente San Carlo, dove una lapide ricorda l’uccisione di Edmondo Rossi il 14 aprile 1945, pochi giorni prima della Liberazione e, con una breve deviazione sulla strada per la passerella un’altra lapide ricorda l’uccisione di due civili, operai che tornavano dal lavoro: Angelo Golzani ed Emilio Zucchi.
Più avanti, oltre l’abitato, si costeggia il viale alberato, verso la punta di Migiandone, piccola frazione a nord di Ornavasso. Qui troviamo un concentrato di storia, in un ambiente naturale integro e protetto: siamo nell’area del Parco Nazionale Valgrande, dove volano le aquile e all’imbrunire si possono incontrare cervi e caprioli al pascolo. È il confine naturale della Val d’Ossola, dove alla fine dell’Ottocento furono scoperte le necropoli celtico lepontine del I sec. a.C. fino al II sec d.C.; dove durante la Prima Guerra Mondiale fu costruita la Linea fortificata Cadorna, linea difensiva per eventuali aggressioni da nord, ma usata a tale scopo solo nella Seconda Guerra Mondiale per la difesa del territorio dell’Ossola liberata nel settembre/ottobre 1944, contro l’offensiva nazifascista venuta da sud. Due cannoni stanno a testimoniare questa storia passata: peccato che i partigiani i due cannoni non li avevano proprio e dopo tre giorni di combattimento avevano esaurito le scarse munizioni… ma questa era la guerra che oggi chiameremmo asimmetrica!
Prima di salire lungo la mulattiera, è opportuna una deviazione a San Bernardo, piccolo oratorio dove una lapide evidenzia il luogo della fucilazione di Remo Rabellotti, Bartolomeo Ogliaro, Felice Cattaneo, Edoardo Rossi il 14 giugno 1944. Lungo la mulattiera si affacciano gallerie scavate nella pietra e trincee, da cui si domina la parte più stretta dell’ingresso in Val d’Ossola. I camminamenti sono percorribili con scarpe ed abbigliamento adeguati, soprattutto nei mesi di scarsa vegetazione. È utile una torcia per vedere all’interno delle gallerie. Invece percorrendo la galleria al buio, c’è solo il tempo di ricordare la filastrocca di Gianni Rodari: «La galleria è una notte per gioco / è corta corta e dura poco / che piccola notte scura scura / non si fa in tempo ad avere paura».[2] Paura sì, ma quando si svolse la battaglia di Ornavasso dal 12 al 15 ottobre per la difesa dei confini meridionali dell’Ossola liberata. Oggi la fortificazione è ben conservata e mantenuta dal Gruppo Alpini Generale Antonelli di Ornavasso e Migiandone. Il Museo si avvale della collaborazione di guide escursionistiche, di volontari del C.A.I., su richiesta anche di guide del Parco Nazionale Valgrande. La salita prevede una deviazione verso l’Alpe Cuna dove una lapide ricorda L’uccisione di Mario Albertini, Luigi Gallarini, Luigino Guarnori. Nell’area di sosta alcune lapidi definiscono il luogo e una fontana offre ristoro ai viandanti. Il percorso della Linea Cadorna, facile da visitare, si snoda per circa 3 Km. attraversando boschi di latifoglie tipici dell’area alpina pedemontana e sbocca lungo la strada carrozzabile per il Santuario della Madonna del Boden in prossimità dell’ingresso dell’antica cava del Duomo di Milano, anch’essa area museale privata visitabile, anche in attinenza col periodo storico in esame, poiché i cavatori avevano l’esplosivo e proprio da loro lo compravano i partigiani per i sabotaggi. Procediamo.
Con la strada per il Boden si riprende la salita fino al Santuario, luogo di culto e di preghiera. I partigiani della Valtoce nutrivano una devozione particolare per la Madonna del Boden perché il luogo fu sede del Comando e della Divisione durante l’estate del 1944. Da qui partivano le “Volanti” per le azioni militari di breve durata e qui ritornavano alla base, così che anche dopo la guerra, i superstiti ogni anno si radunavano al Boden per una Messa di suffragio per i caduti e al tempo stesso di ringraziamento per lo scampato pericolo per i sopravvissuti. Oggi l’area ha un aspetto monumentale, in quanto sul muro a fianco del santuario sono collocati: il monumento al partigiano combattente, il bassorilievo a Teresio Olivelli e al Vescovo Aldo Del Monte. All’interno il Santuario riserva sorprese di ogni tipo: dalla iconografia Walser della Madonna, alla zona energetica dietro l’altare maggiore; alla lastra di marmo con l’effigie in bronzo dei due Vescovi nativi di Ornavasso: Edoardo Piana Agostinetti e Mario Longo Dorni, entrambi attivi e presenti nella Resistenza a Novara e a Borgosesia; gli affreschi di Ernesto Bergagna, pittore e docente della Scuola del Beato Angelico, che troviamo sempre nei luoghi della Resistenza (nel seminario lombardo di Venegono, nella chiesa di San Edoardo a Busto Arsizio e dopo la guerra a Metanopoli) e che negli anni Cinquanta ha illustrato la leggenda che racconta la storia del Santuario. Infine, nella soffitta del Santuario, dove un tempo dormivano i partigiani, ora vi sono due esposizioni permanenti: una collezione di presepi da tutto il mondo e la collezione degli ex voto del Boden, alcuni dei quali si riferiscono alle due Guerre del Novecento.
Si può tornare in paese attraverso la variante dell’antica Via Sacra, lastricata, che accorcia notevolmente la strada, sbucando alla piazza della Parrocchia dedicata a San Nicola di Bari, pure interessante per una visita guidata; poi si può prendere la Scala Santa per arrivare alla Scuola Primaria, nel cui ingresso è collocata la lapide in marmo di Ornavasso con medaglione recante l’effigie di Alfredo Di Dio, a cui la scuola stessa è intitolata. È ovviamente necessario prendere accordi con la scuola. Accanto a questa un favoloso parco giochi accoglie bambine e bambini.
Le tracce in alta quota saranno prese in esame con il Sentiero Di Dio dalla Valle Strona al Boden di Ornavasso.
L’itinerario di Ornavasso Sulle tracce dei Ribelli per amore, occupa l’intera giornata sia che si voglia seguire la “memoria di pietra” della Resistenza, sia che si voglia fare un percorso politematico.
L’ideale sarebbe arrivare in automobile, per non essere condizionati dall’orario dei treni, posteggiare e proseguire a piedi nelle giornate di bel tempo. In alternativa spostarsi in automobile, sostando nelle varie piazze, arrivando alla Punta di Migiandone ove ci sono i cannoni. Senza camminare si saltano le gallerie e le trincee e si arriva al Boden, fermandosi tutto il tempo necessario. Per i gruppi che si muovono con il pullman, solo i mezzi più piccoli da 35 persone possono arrivare al Santuario, quelli da 50 persone devono fermarsi in paese, ma possono arrivare alla Linea Cadorna.
Naturalmente i volontari del Museo della Resistenza Alfredo Di Dio di Ornavasso sono in grado di consigliare l’itinerario più adatto agli interessi dei visitatori, alla stagione più o meno fredda, al mezzo impiegato, all’età, nonché alla predisposizione fisica, ecc. Comunque si può concludere affermando che l’itinerario proposto è accessibile a tutti, in un modo o nell’altro, ed è fattibile in tutte le stagioni dell’anno.
Bibliografia e sitografia
Per queste informazioni si rimanda al sito www.museopartigiano.it e prossimamente al sito del Polo del 900 dedicato alla memoria di pietra.
Note:
[1] Versi tratti da G.Leopardi, L’infinito.
[2] G. Rodari, Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino 1960.