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Titolo: Guido Petter, Sempione 45. Ovvero: leggere la resistenza da ragazzi

Autore/i: Elena Mastretta

Parole chiave: Resistenza, letteratura, educazione

Come citare questo articolo: Elena Mastretta, Recensione di Guido Petter, Sempione 45. Ovvero: leggere la resistenza da ragazzi, in “I Luoghi della storia nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola”, A. 2 – N. 2/2025

In foto, la copertina del volume di Guido Petter, per gentile concessione dell’editore Interlinea

Guido Petter, Sempione 45. Ovvero: leggere la resistenza da ragazzi

Nella notte tra il 21 e il 22 aprile del 1945, all’imboccatura della galleria del Sempione, mentre alcuni reparti della “Garibaldi” isolavano la Val Divedro per prevenire eventuali azioni dell’avversario, la “Volante Alpina” agli ordini di Ugo Scrittori, nome di battaglia “Mirko”, catturò le sentinelle di guardia, provvedendo al recupero ed alla dispersione sul terreno di una grande quantità di esplosivo lì ammassato negli ultimi giorni di guerra dai comandi tedeschi, che avevano previsto la distruzione del tunnel ferroviario del Sempione. Solo l’intervento partigiano salvò il tunnel da sicura distruzione, consentendo di mantenere i collegamenti ferroviari con la Svizzera e l’Europa, anche in vista della successiva ricostruzione post-bellica e scongiurò un intervento aereo di bombardieri alleati che avrebbe annientato la cittadina di Varzo.

Questa vicenda è narrata da Guido Petter bel volume Sempione ’45. Il salvataggio della galleria, che ad aprile 2025 ha conosciuti una nuova edizione per la casa editrice Interlinea. In occasione dell’Ottantesimo anniversario dell’episodio, infatti, si è ritenuto opportuno rimettere in circolazione il volume, che era ormai esaurito nelle precedenti edizioni. L’ultima, del 2006, sempre di Interlinea e sempre realizzata con il supporto e l’introduzione dell’Istituto Storico della Resistenza e della società contemporanea nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola Piero Fornara.

Petter ci propone un romanzo per ragazzi in cui elementi di fantasia si mescolano con elementi di realtà.   Giovanissimo, aveva partecipato alla resistenza in Ossola e sul Lago Maggiore e da questa esperienza e dalla sua elaborazione sono nati libri per ragazzi scritti con la maestria del docente universitario che sa rivolgersi agli adolescenti su temi difficili e poco frequentati nell’ambiente scolastico, come quello della resistenza. Questi testi non vengono scritti a ridosso della fine della guerra, ma diversi anni dopo, quando Petter è già un affermato docente universitario e le opere di questo tipo rivolte a giovani lettori non sono così numerose, ma esistono già stati pubblicati grandi saggi sulla Resistenza, che restituiscono al movimento partigiano la sua ricchezza di contenuti chiarendone l’impatto nell’Italia repubblicana e che affrontano il tema della scelta.

Sempione ’45 non è il solo libro sulla Resistenza che Guido Petter ha dedicato ai giovani[1], ma, come lo stesso autore racconta in una nota all’edizione del 2006, è quello nato in modo più singolare. Nel 1986, fermo alla stazione di Bologna durante un viaggio in treno, ebbe modo di osservare a lungo un locomotore “da stazione”. La mente dello scrittore cominciò a fantasticare intorno al tema del locomotore per fermarsi su una vicenda storica che molto aveva a che fare con locomotori, gallerie e stazioni: quella del Sempione, appunto. La costruzione del testo, però, non si ferma a queste suggestioni. Per la stesura di Sempione ’45, Petter poté giovarsi di un lavoro di ricerca svolto per un’importante pubblicazione sulla guerra partigiana in Ossola e in Valsesia, Il monte Rosa è sceso a Milano di Secchia e Moscatelli, oltre che di un lungo colloquio con Mirko, uno dei partigiani protagonisti della vicenda. Ci pare opportuno sottolineare come, nonostante si tratti di un romanzo, Petter abbia fatto ricorso alle fonti, senza trascurare modalità di scrittura in grado di catturare il giovane lettore, come “eventi accaduti a ragazzi o adolescenti che di una vecchia carcassa di corriera, o di una casa in rovina, o di un fienile appartato, o, appunto, di un locomotore in disuso avessero fatto il loro abituale ritrovo”[2].

La grandezza degli scritti resistenziali per ragazzi di Petter sta proprio qui, nella sua capacità di raccontare tenendo conto delle caratteristiche specifiche del lettore che si è prefisso di conquistare. Capacità che possiamo ritenere derivasse dalla sua attività, di primissimo piano, di docente di psicologia.

Senza farne una sorta di manuale per la conoscenza della resistenza, ci sentiamo di aggiungere che la lettura può essere utile alla diffusione della conoscenza di questo particolare periodo storico presso i giovani lettori per via di una serie di informazioni in esso contenute. Capitolo dopo capitolo, il lettore è introdotto nella vita partigiana da una serie di informazioni sull’organizzazione delle formazioni, dei luoghi in cui si radunano, di operazioni quotidiane come la preparazione dei pasti, anche questi elementi che ricorrono nei diversi libri dell’autore. I nomi dei grandi comandanti, Superti, Moscatelli, Di Dio, erano già stati fatti all’inizio di Sempione ’45. Dopo poche pagine, sempre attraverso le parole del misterioso personaggio, comprendiamo le preoccupazioni di una mamma e di un papà il cui figlio ha fatto la scelta di salire in montagna, la paura che si prova ad un posto di blocco nazista, ma non si tralasciano informazioni più dettagliate, come questa: “Sul bavero della divisa marrone spiccavano due stelle alpine di stagno e due striscioline bianche per i due inverni passati in montagna”[3]. Tutto il libro si compone in questo modo, alternando la descrizione del paesaggio a quella delle azioni, intervallando il narrato con informazioni su comandanti, formazioni, commissari politici, armi, atteggiamento della popolazione e così via.

Questo schema vale per Sempione ’45 come per gli altri testi resistenziali di Petter, leggendo i quali si impara come si sceglie e quanto vale il nome di battaglia, come si viene accolti in una formazione, cosa significa partecipare ad un’azione e perdere un amico.  Il valore storico dei testi è quindi indubbio, anche se non sono da usarsi come fonti per la ricostruzione delle vicende.

Ma questi libri, che calano così bene nel nostro territorio la vicenda resistenziale, sono anche storie di coraggio nelle quali è possibile ritrovare, come era nella personalità del loro autore, valori oggi al centro dei percorsi di educazione civica: il rifiuto della violenza, dell’ingiustizia e della crudeltà gratuita, il senso di lealtà e quello dell’amicizia e della solidarietà, l’importanza di assunzione di responsabilità, ossia le motivazioni che stanno alla base del sostegno dato dall’Istituto Fornara all’iniziativa.


Note:

[1] I testi, così come citati dall’autore, sono: Ragazzi di una banda senza nome, Sempione ’45. Il salvataggio della galleria, Ci chiamavano banditi, Una banda senza nome, Nel rifugio segreto, La prima stella. Valgrande ’44.

[2] Guido Petter, “Come è nato il racconto”, in Sempione ’45, Interlinea, 2006, pag. 114.

[3] Guido Petter, Sempione ’45. Il salvataggio della galleria, Interlinea, 2006, pag. 24. In Che importa se ci chiaman banditi, Giunti, 1976, lo stesso particolare è così descritto: “I partigiani stavano ad ascoltare e osservavano silenziosi. Avevano capelli lunghi e barbe non fatte, non avevano divise, tranne Mitra ed un altro che erano vestiti interamente di marrone, con due piccole stelle alpine sui baveri. Tutti portavano cinturoni, giberne, pistole, berretti militari ed uno aveva anche una cuffia di lana” (pag. 32)