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Sottotitolo: Due saggi per provare a diradare le nebbie sul nostro futuro e darci mappe e narrazioni che ci accompagnino ad esso
Autore/i: Renzo Fiammetti
Parole chiave: Ambiente, Diseguaglianze, Globalizzazione, Guerra, Migrazioni, Pluralismo, Post-verità, Storia.
Come citare questo articolo: Renzo Fiammetti, Il mondo che verrà. Due saggi per provare a diradare le nebbie sul nostro futuro e darci mappe e narrazioni che ci accompagnino ad esso in “I Luoghi della storia nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola”, A. 2 – N. 2/2025
Il mondo che verrà
Due saggi per provare a diradare le nebbie sul nostro futuro e darci mappe e narrazioni che ci accompagnino ad esso
Per lungo tempo, l’ordine mondiale è stato raccontato come un sistema fondato su regole condivise, istituzioni multilaterali e principi universali. Tuttavia, questa narrazione ha sempre convissuto con una realtà più ambigua, in cui il potere ha spesso prevalso sul diritto. Oggi questa contraddizione è diventata evidente. Eventi recenti, letti attraverso lo sguardo critico di Mishra, mostrano come la credibilità di valori come diritti umani e giustizia internazionale sia messa in discussione da applicazioni selettive e da evidenti doppi standard.
Il mondo che verrà sarà quindi, prima di tutto, un mondo più consapevole di queste disuguaglianze. Non solo nelle sedi diplomatiche, ma anche nell’opinione pubblica globale, sempre più interconnessa, si diffonde la percezione che le regole non siano uguali per tutti. Questo produce un effetto dirompente: indebolisce la fiducia nelle istituzioni internazionali e alimenta la ricerca di modelli alternativi. In questa dinamica si inserisce la visione di Acharya, che descrive l’emergere di un ordine “multiplex”, caratterizzato dalla coesistenza di più centri di potere e di diverse concezioni di legittimità.
Non si tratta soltanto dell’ascesa di nuove potenze, ma di un cambiamento più radicale: il venir meno dell’idea che esista un unico modello valido per tutti. Il mondo che verrà sarà inevitabilmente plurale. Culture politiche differenti, storie diverse e priorità non sempre compatibili si confronteranno in uno spazio globale sempre più affollato. Questo pluralismo potrà essere una ricchezza, ma anche una fonte di tensione. Senza un quadro condiviso di regole, il rischio è quello di una frammentazione crescente.
Un altro elemento centrale sarà il ruolo delle narrazioni. Come suggerisce Mishra, il modo in cui gli eventi vengono raccontati incide profondamente sulla loro interpretazione. Nel mondo futuro, la competizione non sarà solo economica o militare, ma anche simbolica. Stati, organizzazioni e movimenti cercheranno di imporre la propria lettura della realtà, costruendo consenso e legittimità attraverso il controllo delle narrazioni. In questo senso, l’informazione e la comunicazione diventeranno strumenti ancora più decisivi.
Accanto a queste dinamiche, resteranno aperte alcune grandi questioni globali: il cambiamento climatico, le disuguaglianze economiche, le migrazioni, la sicurezza. Problemi che nessun Paese può affrontare da solo, ma che richiedono forme di cooperazione oggi sempre più difficili da realizzare. Il paradosso del mondo che verrà è proprio questo: mentre le sfide diventano più globali, le risposte tendono a essere più frammentate.
Eppure, in questa complessità, esiste anche una possibilità. Il venir meno di un ordine dominante può aprire spazi per una maggiore inclusione. Se saprà evitare la deriva del conflitto permanente, il sistema internazionale potrà evolvere verso forme più rappresentative, in cui voci finora marginalizzate trovino finalmente ascolto. Non sarà un processo lineare né privo di contraddizioni, ma potrebbe segnare un passo avanti rispetto al passato.
Il mondo che verrà, dunque, non sarà né completamente nuovo né del tutto prevedibile. Sarà un mondo in cui coesisteranno continuità e rotture, cooperazione e competizione, universalismo e particolarismi. Comprenderlo richiederà uno sforzo di immaginazione e di apertura, la capacità di guardare oltre le categorie tradizionali e di accettare la complessità come condizione permanente.
In definitiva, più che chiedersi come sarà il mondo futuro, forse dovremmo interrogarci su quale ruolo vogliamo avere al suo interno. Perché, come suggeriscono le riflessioni di Mishra e Acharya, l’ordine mondiale non è qualcosa di dato una volta per tutte, ma un processo in continua costruzione, fatto di scelte, conflitti e responsabilità condivise. Il mondo che verrà dipenderà anche da questo: dalla nostra capacità di riconoscere le contraddizioni del presente e di trasformarle in occasioni di cambiamento.