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Titolo: Recensione di Vanessa Roghi, Il passero coraggioso. Cipì, Mario Lodi e la scuola democratica (Laterza, 2022)

Autore/i: Alyosha Matella

Parole chiave: Guerra, Fotografia, Immagini

Come citare questo articolo: Alyosha Matella, Recensione di “Vanessa Roghi, Il passero coraggioso. Cipì, Mario Lodi e la scuola democratica (Laterza, 2022)”, in “I Luoghi della storia nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola”, A. 0 – N. 0

Vanessa Roghi, Il passero coraggioso. Cipì, Mario Lodi e la scuola democratica (Laterza, 2022)

Le righe che seguono sono state scritte a poche settimane dalla morte di Claudio Boldini, presidente della Sezione Omegna-Zona Cusio dell’A.N.P.I., ex docente di scuola primaria e impegnato nel Movimento di Cooperazione Educativa, all’interno del quale operava lo stesso Mario Lodi, con cui Claudio intrattenne negli anni un significativo rapporto amicale ed epistolare.
La documentazione (giornali di classe, corrispondenze, libri di lavoro, ecc.) che il maestro omegnese ha donato all’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola “Piero Fornara” testimonia di questa amicizia e di questo comune impegno per il rinnovamento democratico della didattica, della scuola e della società.
Ci si augura che questi materiali possano essere presto utilizzati per ricordare tale impegno e per rilanciarne le ragioni, più attuali che mai.

Mario Lodi, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, è stato per decenni un punto di riferimento imprescindibile per quante e quanti hanno tentato di fare della scuola pubblica lo spazio e lo strumento per la piena realizzazione della persona del bambino e per la costruzione di una società autenticamente democratica.

Maestro elementare a Piadena, autore di numerose opere, tra cui il celeberrimo Cipì (scritto insieme ai suoi alunni)[1], Lodi è stato un protagonista di spicco del dibattito sulla scuola italiana e un elemento di primo piano del Movimento di Cooperazione Educativa.[2]

Nell’ambito delle iniziative dedicate alla figura di Lodi, si distingue l’opera di Vanessa Roghi, ricercatrice e autrice di diversi saggi di storia della scuola italiana[3], che ricostruisce l’esperienza del maestro di Piadena, capitolo dopo capitolo, attraverso l’analisi delle tappe cruciali del suo percorso: dai primi passi nel mondo dell’insegnamento fino alle speranze e alle discussioni portate dalla stagione della contestazione post-’68, passando per la stesura e la pubblicazione delle sue opere, l’adesione al Movimento di Cooperazione Educativa e l’incontro con figure cruciali come don Lorenzo Milani.

“Il passero coraggioso” e la sua autrice hanno, tra le altre cose, il merito incontestabile di restituirci la grandezza della figura di Lodi senza espellerlo dal suo contesto, ma anzi collocando la sua traiettoria individuale dentro uno spazio e un tempo ben definiti.

Lo spazio, innanzitutto: quello dell’aula scolastica, luogo angusto dove storicamente la lezione trasmissiva impone alle alunne e agli alunni silenti rapporti di potere e visioni del sapere che sono la necessaria premessa per accettare e subire l’esistente.

L’aula, come ci ricorda la studiosa e attivista femminista bell hooks, può essere però anche e soprattutto lo spazio di possibilità più radicale[4]: per esempio, può costituire il punto di vista da cui guardare il mondo fuori dalla finestra e seguire, raccontandola, la storia del coraggioso Cipì, che sfida convenzioni e paure per migliorare la sua esistenza e quella degli altri passeri.

Uno spazio che, nel 1955 (data del congresso di San Marino della Cooperativa Tipografia a Scuola, che prenderà qualche anno più tardi la denominazione di Movimento di Cooperazione Educativa), si allarga e dentro il quale l’esperienza professionale e le riflessioni di Lodi si incontrano con quelle delle maestre[5] e dei maestri impegnati da alcuni anni nel tentativo di rinnovare in senso democratico e attivo la scuola italiana partendo non da grandi riforme (per quanto necessarie) ma dalla messa in discussione della pratica didattica quotidiana alla luce dell’elaborazione di Célestin Freinet[6] e dei contributi scientifici e pedagogici più avanzati.

Un movimento che, a partire dalla consapevolezza del fatto che come insegnare è al tempo stesso mezzo e fine di una scuola autenticamente democratica e capace di rendere i bambini e le bambine protagonisti della propria vita e del proprio percorso formativo, costruisce pratiche in grado di mettere in discussione certezze e tradizioni (dal voto al libro di testo, dalla lezione frontale all’organizzazione dello spazio scolastico).

In questo senso, le molteplici tecniche messe in campo dal Movimento (corrispondenza interscolastica, testo libero, uso della tipografia in classe, calcolo vivente, ecc.) rappresentano strumenti imprescindibili per mettere le bambine e i bambini nelle condizioni di essere protagonisti del proprio percorso formativo e del trasformare la classe in una comunità educante, collaborativa, libera e operosa.

Mario Lodi trova in questa realtà lo spazio entro cui dare voce ai propri dubbi e alle proprie elaborazioni, incontrando docenti che, come lui, costruiscono sul fare qui e ora, ogni giorno, nelle aule di tutto il Paese, un’alternativa a una forma scolastica considerata oppressiva e alienante.

Inizia quindi tra Lodi e il M.C.E. una  relazione che attraversa momenti entusiasmanti, lacerazioni (come quella figlia dell’onda lunga del ‘68) e confronti appassionati sul destino della scuola e del Paese, nel quadro di una ricerca collettiva di senso e di un cammino comune durante cui Lodi incontra personalità come quelle di Gianni Rodari e don Lorenzo Milani, destinate a influenzarlo e a essere a loro volta influenzate dal maestro di Piadena.

Sullo sfondo, ma disegnato con tratti nitidi e precisi, c’è l’Italia: un Paese passato nel volgere di pochi decenni dalle macerie della guerra e da strutture arcaiche e vetuste all’ingresso a pieno titolo nella società dei consumi e dello spettacolo, attraversando il boom economico, le esigenze di modernizzazione e il lungo ciclo di lotte sociali e politiche degli anni ‘70.

Proprio sul finire di quel decennio inizia il riflusso: Mario Lodi si ritira dalla professione per iniziare una nuova “seconda vita,” sempre dedicata ai bambini e alle bambine, e l’opera di Vanessa Roghi conclude il suo viaggio.

Ma le ultime pagine del libro ci lasciano con lo sguardo rivolto verso il futuro di un’utopia concreta, che Lodi ha condiviso con tanti uomini e donne e che continua a camminare sulle gambe di quanti, adulti e bambini, ogni giorno varcano l’entrata di un’aula per fare della scuola una comunità democratica e cooperativa, che sappia promuovere la dignità di ciascuno e la educazione come azione collettiva e strumento di riscatto e liberazione.

 


Note:

[1]Mario Lodi, e i suoi alunni, Cipì, Einaudi, 1972.

[2]Movimento di Cooperazione Educativa, nato in Italia nel 1951 sulla scia del pensiero pedagogico e sociale di Célestin ed Elise Freinet. Per maggiori informazioni, visitare il sito http://www.mce-fimem.it/

[3]Vanessa Roghi, La lettera sovversiva, Laterza, 2017; Id., Lezioni di fantastica. Storia di Gianni Rodari, Laterza, 2020; Id., Voi siete il fuoco, Einaudi Ragazzi, 2022; Simone Giusti, Fabrizio Batini, Giusi Marchetta, Vanessa Roghi, La scuola è politica, Effequ, 2019.

[4]bell hooks, Insegnare a trasgredire, Meltemi.

[5]In questo senso pare importante sottolineare il ruolo delle donne impegnate nella diffusione delle tecniche della pedagogia cooperativa e nella trasformazione della scuola. Un ruolo spesso dimenticato e sottovalutato. Recuperarne la rilevanza e il senso (come recentemente proposto dal Gruppo romano MCE con la mostra fotografica “TESSENDO DENTRO E OLTRE IL LIMITE: voci, corpi e territori di maestre romane”) non è solo una forma di “risarcimento storico”, ma un atto capace di fornirci strumenti decisivi per la lettura del presente.

[6]Célestin Baptistin Freinet (Gars, 15 ottobre 1896 – Saint-Paul-de-Vence, 8 ottobre 1966) è stato un pedagogista e educatore francese, militante politico e sindacale, combattente antifascista e fondatore della pedagogia popolare.